ER PORO LORENZO

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C’è una ragazza che spesso incontro sull’autobus di ritorno che da lavoro mi porta verso la stazione della metro Laurentina. Me la ricordo la prima volta che la vidi (o per lo meno che la notai), si era liberato un posto sotto il mio naso e io la invitai a sedersi.

Non mi rimase in mente perché nonostante avesse un viso carino, fino e tenero non combaciava con la stazza e la sciatteria con cui indossava  la larga divisa  sgualcita e con la camicia fuori per metà dai pantaloni. Tantomeno non mi rimase impressa per i quadri tatuati sulle braccia. Me la ricordo perché non mi disse manco grazie per averle ceduto il posto dove avrei potuto sedermi io continuando ad avere la coscienza da gentiluomo pulita.

Oggi l’ho incontrata di nuovo, abbiamo pure scambiato due parole di numero sulla corsa saltata dell’autobus.

È scesa anche lei a Laurentina direzione stazione della metro. Io davanti e lei a qualche metro dietro di me. Era al telefono. Per il bene della pagina ho intenzionalmente rallentato per farmi gli affari suoi. Si lo ammetto!

Questa la conversazione:

“Lore’ è da stamattina che me stai a cacá ‘r cazzo co’ sto lavoro, 5 cose glie dovevi dí e ne hai detta mezza”

“No Lore’, io te lo dico io so’ arrivata, guarda che so’ arrivata… Guarda eh…guarda eh”

“Piagni, ma che te Piagni… Senti, ‘o sai che te dico? Tornate in Calabria da tu’ madre. E mo te l’ho detto”

….

“Ma so mesi che me cachi ‘r cazzo col lavoro tuo, ma che te credi che io i cazzi per il culo non ce l’ho? Ma mica te rompo’ r cazzo tutti i giorni però!”

“Senti, c’ha più cervello Riccardo che c’ha 5 anni”

….

“Lore’ t’ho detto che non devi piagne”… “

” Io so’ quasi arrivata Lore’, io non ce la faccio più, stai sempre a cacá ‘r cazzo co’ sto lavoro… Io so’ arrivata…”

“LORE’ VATTENAFFANCULO!! ”

Silenzio

Fine della chiamata(e del rapporto).

E io che me l’ero presa per un “grazie” non detto…

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