PRIMA DI UN APPUNTAMENTO

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Qualche fermata prima della mia il tizio seduto davanti a me scende. La ripartenza del treno è accompagnata da uno strano rumore in avvicinamento: delle unghie dure che battono, freneticamente, su una superficie rigida.
Il rumore si palesa nella forma e sostanza di una cagnetta che di corsa salta, passando per il fascio di luce che entra dal finestrino, atterrando con gran stile sul sedile davanti al mio.
Fa un paio dei canonici(o “caninici”) giri su sé stessa e si acciambella placida sulla seduta. Tira fuori un sospiro.
Qualche secondo dopo arriva anche il suo padrone. Un uomo anziano, ben vestito, dal passo lento e i movimenti goffi, deficitato ancor più da due enormi buste che porta con sé.
La piccola pelosetta è agitata, si alza in piedi, poi si mette seduta e comincia a leccarsi compulsivamente il suo set di mammelle. Poi alza il muso e guarda fuori il finestrino(e scatto la foto), poi torna a leccarsi di nuovo con gran cura.
Qualcuno potrebbe obiettare per il cane seduto sul sedile… Che vi devo dire, io no, fosse per me la prenderei in braccio e mi farei slinguazzare tutto il viso.
L’uomo intanto rovista tra le buste e tira fuori una scatolina nera da dove estrae un profumo. Se lo avvicina al collo e spruzza. Naturalmente non si preoccupa di direzionare il tappo verso di sé. Una nuvola di particelle umide e profumate investono il mio volto, occhi compresi.
“Oh, mi scusi… L’ho improfumata per bene!”, mi dice il vecchio.
“ECCHECCAZZO!” penso… “Non si preoccupi, in fondo è profumo” rispondo, mentre gli occhi mi bruciano da morire.
Sorride senza aggiungere altro.
Mentre io scatto una serie di foto al cane, che nel frattempo ha trovato la posizione comoda e non si muove più, l’uomo continua a rovistare nelle buste da dove vedo spuntare un mazzetto un po’ sgualcito di rose rosse. Tira fuori un vecchio pettinino nero tenuto in un piccolo fodero e si pettina i pochi capelli rimasti in testa.
Si gira verso il cane, che ricambia lo sguardo, e gli fa un occhiolino.

Arrivo alla mia fermata, mentre mi alzo l’uomo si scusa ancora “Mi scusi ancora per prima, ho un po’ di agitazione”.
“Si figuri, anzi… In bocca al lupo” rispondo.
Lui rimane di nuovo sorridente senza aggiungere altro.
Poi, qualche passo dopo, alle mie spalle arriva in differita un “prego, speriamo bene” .

E allora facciamoglielo tutti un augurio

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