KIRSTIE

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Seduta accanto a me, sui sedili del treno, c’è una giovane ragazza. Il suo viso è nascosto dietro i capelli e le sue mani sono coperte per metà dalle maniche della maglia. Tira fuori dalla borsa un blocchetto di piccoli fogli di carta e una matita a punta fina. Davanti a noi, sono seduti un ragazzo e una ragazza fissati su lati opposti, le facce sembrano imbronciate o forse sono solo seriose. Non so nemmeno se si conoscono, ma l’impressione è quella di due che non hanno né voglia di parlare né di incrociare sguardi.
La giovane al mio fianco comincia il tratteggio tirando in maniera leggera una serie di curve. Punta la matita al loro interno e la fa salire, prende una leggera curva a destra e poi a sinistra, sale ancora un po’ per sterzare di nuovo a destra e finire in una specie di ovale orizzontale.
Curioso, seguo i movimenti delicati della matita su quella carta ruvida, sta facendo un ritratto. Sulla destra disegna una sorta di finestra, quando poi al viso mette anche una folta chioma riccia, guardo la ragazza davanti e realizzo che sta disegnando lei.
Nella realtà, e sulla carta, la ragazza dalla grande chioma guarda fuori il finestrino; sulla carta però interviene Santa Gomma che permette di ridisegnare il presente in maniera diversa, lasciando comunque il ricordo, seppur leggero, di quello che era. La disegnatrice riparte con il ritratto, ma stavolta con lo sguardo rivolto non verso l’esterno, ma verso l’interno, cioè verso il ragazzo. E disegna anche lui, li fa entrambi con una sigaretta in mano, la testa di lui è poggiata sulla spalla di lei. Il giubbotto di lui, la maglia di lei, i capelli, i tratti somatici come davanti a uno specchio che interpreta sono tutti molto simili. La disegnatrice va avanti, crea anche un tavolino, dove i due poggiano le mani con le sigarette, il finestrone laterale diventa una classica finestra di casa, accenna delle persiane, al ragazzo di colpo fa crescere la barba, tira una parentesi lato guancia che lo fa dimagrire, alla ragazza invece regala brevi linee ai lati degli occhi e sopra le labbra. Sono invecchiati. Punta la gomma su una di queste linee e comincia a cancellare per poi fermarsi; indossa i panni del destino e ci ripensa, non cancella, mette di nuovo la linea.

La voce dall’altoparlante annuncia la fermata, lei strappa il foglio dal blocchetto e lo dà alla ragazza. «Hi, I’m Kirstie, and this is for you.»
Kirstie sorride, ripone i suoi attrezzi magici nella borsa e va via.
La ragazza ricciolona rimane lì con il foglio in mano, il ragazzo si volta incuriosito per guardare il disegno. I due vecchietti sulla carta tracciano, stavolta, due sorrisi sulle labbra della coppia che ora si guarda e ride.
«Ma che siamo noi questi? Guarda quante rughe m’ha fatto, e noi manco fumiamo. Però ammazza che bello.»
Lui le sfila il foglio dalle mani, mette la testa sulla spalla di lei; cercano entrambi di fare le stesse espressioni e avere la stessa postura nell’illustrazione, sempre ridendo. Infine si fermano, rimangono in silenzio fissando il disegno senza dire più nulla. Stavolta la matita è impugnata dai loro pensieri ed è chiaro che stanno riproducendo quegli stessi tratti nelle rispettive teste, facendo loro immaginare quel futuro insieme.

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